giovedì 2 maggio 2013

Letta smorza gli entusiasmi: "situazione di grandissima difficoltà ed emergenza"

''Non ci sono alternative a quello che stiamo facendo''. Enrico Letta ha chiesto la fiducia al Senato con una forte difesa delle larghe intese.  Solo chi teme di avere ''una identità debole'', ha sostenuto il premier, può avere ''paura'' dell'alleanza tra poli normalmente alternativi, paura di ''mescolarsi''.  L'invito di Letta è di non limitarsi ad ''alzare le proprie bandiere e i propri stendardi'' (servono solo a ''coprire la debolezza della propria identita' ''), ma ad accettare i dati di fatto e a confrontarsi con le politiche concrete, su cui sono possibili ''soluzioni comuni''. Una sorta di lezione di realpolitik, quella del nuovo premier a Palazzo Madama. 
''La realtà è quella che abbiamo di fronte, non quella che vorremmo. Anch'io avrei voluto trovarmi seduto  a questo tavolo con un governo diverso da questo. Ma la realtà è qualcosa che un politico deve mettere al centro; altrimenti ci raccontiamo delle favole per stare tranquilli e metterci in pace la coscienza''. Ma Letta non vuole che il suo governo, con i suoi numeri a prova di bomba, possa dare l'impressione che l'Italia è già fuori dalla crisi. ''Ho letto i giornali e ho ascoltato le cose dette in Senato. Il carico delle aspettative è eccessivo'', ammonisce  il presidente del consiglio . ''Se c'è la sensazione che tutti i problemi sono già risolti perché c'è un governo fortissimo, allora stiamo sbagliando perché non è così. La situazione è di grandissima difficoltà e emergenza, e se siamo qui è per far fronte a questa emergenza''. Passando alle politiche anti-crisi il presidente del Consiglio ha detto che sul lavoro e sul welfare l'impegno del governo e del ministro Giovannini sarà  di ''applicare in Italia  le migliori esperienze che si sono fatte in Europa''. Per la ripresa economica  si tratterà soprattutto di stimolare una ripresa della fiducia: ''si è creato un clima per cui  anche chi non ha perso il lavoro ha abbassato investimenti e consumi. Ma a ridare fiducia non sarà una legge o un comma, bensì la nostra responsabilità comune''. Centrale, per il premier, il tema dell'ancoraggio dell'Italia in Europa. U'Europa che però deve cambiare: ''un continente come il nostro non può essere unito solo dalla moneta: il nostro destino o è comune o è un destino di singoli Stati che decadranno''. Dopo il dibattito seguito alle dichiarazioni di Letta, il Senato ha votato la fiducia al Governo con 233 sì, 59 no e 18 astenuti.

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