La scuola non ti
ha preparato al lavoro", questo si sente dire spesso un giovane
mediamente istruito (diploma/laurea). Altri giovani laureati, in cerca di
un "lavoro qualsiasi", sentono di dover eliminare dal proprio
curriculum vitae la laurea, specie se appartiene all'area classica -
umanistica. In linea con tutto ciò, la scuola media superiore sta subendo
una “tecnicizzazione”
,
a scapito delle materie umanistiche, mentre
l'Università seziona corsi di laurea storici in decine di
specializzazioni. Sembra quasi che istruzione e cultura vengano
squalificate proprio in Italia, paese con il bagaglio artistico e
culturale fra i più importante al mondo. Ma il mercato del lavoro pretende
davvero che l'iter di studi sia una sorta di più o meno lungo apprendistato,
al termine del quale il giovane è pronto a lavorare e basta? Tra i banchi
di scuola si cresce, si impara anche a vivere, a pensare, a credere, a
parlare e scrivere in Italiano e, perché no, anche a sperare in un futuro
migliore. Il sistema lavoro pensa davvero che queste cose non
siano necessarie ad un operaio come ad un manager di azienda? voi con le
vostre scelte quotidiane, nel vostro grande piccolo, state attenti a non
sacrificare tutto questo solo perché "c'è la crisi e con la cultura
non si mangia?"
Grazie per la domanda, la cultura e la formazione sono
fondamentali, Don Lorenzo Milani affermava che il padrone conosce 1000
parole e l'operaio ne conosce 100, per questo il padrone è
padrone; aggiungo che la cultura non solo consente di migliorare la qualità
del lavoro, qualsiasi esso sia, ma consente di apprezzare la dignità di
qualsiasi tipo di lavoro, in quanto ogni lavoro è dignitoso. Ad esempio mi
domando come mai in televisione ci va Farinetti – che vende prodotti agro
alimentari nel mondo ma non quel laureato, magari straniero, che
pianta, annaffia e raccoglie il prodotto tipico italiano; la cultura deve
servire anche a saper apprezzare questi tipi di lavoro e i media devono insieme
alla politica valorizzarli.
Non è vero che con la cultura non si mangia, l’ultimo dei commessi ha una capacità potenziale dia aumentare o diminuire il fatturato di una piccola o media impresa di circa il 20% del suo potenziale fatturato, è evidente che una persona non scolarizzata e con uno scarso bagaglio culturale ha una miniore influenza su queste dinamiche. Da ciò si capisce che la piccola e media impresa da ancora un ruolo strategico alle risorse umane, al contrario della grande distribuzione che tratta i suoi dipendenti come esattamente come le merci che vende.
Non è vero che con la cultura non si mangia, l’ultimo dei commessi ha una capacità potenziale dia aumentare o diminuire il fatturato di una piccola o media impresa di circa il 20% del suo potenziale fatturato, è evidente che una persona non scolarizzata e con uno scarso bagaglio culturale ha una miniore influenza su queste dinamiche. Da ciò si capisce che la piccola e media impresa da ancora un ruolo strategico alle risorse umane, al contrario della grande distribuzione che tratta i suoi dipendenti come esattamente come le merci che vende.
Quello che vorrebbero farci credere è che
questa crisi assomigli ad una carestia, in cui per colpe non addebitabili
all'uomo il raccolto è scarso; falso, mai come oggi nel mondo è circolata una
quantità così elevata di ricchezza, ma le banche non concedono credito e
bloccano di fatto la possibilità di produrre investimenti ed occupazione. Come
incide tutto ciò sulle scelte di un mprenditore?
E’ vero, l’obbiettivo
è chiaramente quello di stroncare il circuito commerciale tradizionale per
mettere in mano di pochi soggetti, legati alla finanza ed alla speculazione
internazionale enormi ricchezze. Ciò che hanno fatto con le riserve di grano ed
il petrolio oggi provano a realizzarlo con la distribuzione commerciale.
L’assurdo è che mentre le banche comprano il denaro dalla BCE (Banca Centrale Europea) a tassi dell’1% e lo rivendono alle imprese a tassi esorbitanti, realizzando almeno un 600% di ricarico, i costi di gestione dell’impresa negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente a fronte di un dimezzamento dei guadagni. Aggiungiamo che almeno negli ultimi 5 anni oltre che i guadagni sono diminuite le entrate.
L’assurdo è che mentre le banche comprano il denaro dalla BCE (Banca Centrale Europea) a tassi dell’1% e lo rivendono alle imprese a tassi esorbitanti, realizzando almeno un 600% di ricarico, i costi di gestione dell’impresa negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente a fronte di un dimezzamento dei guadagni. Aggiungiamo che almeno negli ultimi 5 anni oltre che i guadagni sono diminuite le entrate.
La
disoccupazione non è mai stata così elevata negli ultimi 40 anni: quanto pesano misure come la detassazione
degli straordinari? non sarebbe più utile incentivare nuova occupazione?
La domanda dovrebbe essere: chi oggi è in grado di fare
straordinari, di fronte ad una crisi di questa portata? Queste misure sono
incomprensibili e vanno in una direzione opposta a quella che andrebbe
percorsa; si dovrebbe pensare ad un regime fiscale agevolato per le nuove imprese
e per le imprese che assumono e le risorse si potrebbero trovare
tranquillamente facendo pagare quei colossi della finanza che realizzano utili
pari al bilancio di uno stato e che grazie ad i paradisi fiscali pagano le
tasse nell’ordine di pochi decimali di punti percentuali.
Occorre ridare respiro ad una politici che incentivi i consumi, cioè esattamente il contrario delle misure di austerità perse prima dal governo tecnico ed oggi dal governo delle larghe intese.
Occorre ridare respiro ad una politici che incentivi i consumi, cioè esattamente il contrario delle misure di austerità perse prima dal governo tecnico ed oggi dal governo delle larghe intese.
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