martedì 23 luglio 2013

L'Atipico intervista Massimiliano Baccari su crisi e sviluppo economico

 La scuola non ti ha preparato al lavoro", questo si sente dire spesso un giovane mediamente istruito (diploma/laurea). Altri giovani laureati, in cerca di un "lavoro qualsiasi", sentono di dover eliminare dal proprio curriculum vitae la laurea, specie se appartiene all'area classica - umanistica. In linea con tutto ciò, la scuola media superiore sta subendo una “tecnicizzazione”

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a scapito delle materie umanistiche, mentre l'Università seziona corsi di laurea storici in decine di specializzazioni. Sembra quasi che istruzione e cultura vengano squalificate proprio in Italia, paese con il bagaglio artistico e culturale fra i più importante al mondo. Ma il mercato del lavoro pretende davvero che l'iter di studi sia una sorta di più o meno lungo apprendistato, al termine del quale il giovane è pronto a lavorare e basta? Tra i banchi di scuola si cresce, si impara anche a vivere, a pensare, a credere, a parlare e scrivere in Italiano e, perché no, anche a sperare in un futuro migliore. Il sistema lavoro pensa davvero che queste cose non siano necessarie ad un operaio come ad un manager di azienda? voi con le vostre scelte quotidiane, nel vostro grande piccolo, state attenti a non sacrificare tutto questo solo perché "c'è la crisi e con la cultura non si mangia?"
Grazie per la domanda, la cultura e la formazione sono fondamentali, Don Lorenzo Milani affermava che il padrone conosce 1000 parole e l'operaio ne conosce 100, per questo il padrone è padrone; aggiungo che la cultura non solo consente di migliorare la qualità del lavoro, qualsiasi esso sia, ma consente di apprezzare la dignità di qualsiasi tipo di lavoro, in quanto ogni lavoro è dignitoso. Ad esempio mi domando come mai in televisione ci va Farinetti – che vende prodotti agro alimentari nel mondo ma non quel  laureato, magari straniero, che pianta, annaffia e raccoglie il prodotto tipico italiano; la cultura deve servire anche a saper apprezzare questi tipi di lavoro e i media devono insieme alla politica valorizzarli.
Non è vero che con la cultura non si mangia, l’ultimo dei commessi ha una capacità potenziale dia aumentare o diminuire il fatturato di una piccola o media impresa di circa il 20% del suo potenziale fatturato, è evidente che una persona non scolarizzata e con uno scarso bagaglio culturale ha una miniore influenza su queste dinamiche. Da ciò si capisce che la piccola e media impresa da ancora un ruolo strategico alle risorse umane, al contrario della grande distribuzione che tratta i suoi dipendenti come esattamente come le merci che vende.

Quello che vorrebbero farci credere è che questa crisi assomigli ad una carestia, in cui per colpe non addebitabili all'uomo il raccolto è scarso; falso, mai come oggi nel mondo è circolata una quantità così elevata di ricchezza, ma le banche non concedono credito e bloccano di fatto la possibilità di produrre investimenti ed occupazione. Come incide tutto ciò sulle scelte di un mprenditore?
 E’ vero, l’obbiettivo è chiaramente quello di stroncare il circuito commerciale tradizionale per mettere in mano di pochi soggetti, legati alla finanza ed alla speculazione internazionale enormi ricchezze. Ciò che hanno fatto con le riserve di grano ed il petrolio oggi provano a realizzarlo con la distribuzione commerciale.
 L’assurdo è che mentre le banche comprano il denaro dalla BCE (Banca Centrale Europea) a tassi dell’1% e lo rivendono alle imprese a tassi esorbitanti, realizzando almeno un 600% di ricarico, i costi di gestione dell’impresa negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente a fronte di un dimezzamento dei guadagni. Aggiungiamo che almeno negli ultimi 5 anni oltre che i guadagni sono diminuite le entrate.
 La disoccupazione non è mai stata così elevata negli ultimi 40 anni:  quanto pesano misure come la detassazione degli straordinari? non sarebbe più utile incentivare nuova occupazione?
La domanda dovrebbe essere: chi oggi è in grado di fare straordinari, di fronte ad una crisi di questa portata? Queste misure sono incomprensibili e vanno in una direzione opposta a quella che andrebbe percorsa; si dovrebbe pensare ad un regime fiscale agevolato per le nuove imprese e per le imprese che assumono e le risorse si potrebbero trovare tranquillamente facendo pagare quei colossi della finanza che realizzano utili pari al bilancio di uno stato e che grazie ad i paradisi fiscali pagano le tasse nell’ordine di pochi decimali di punti percentuali.
Occorre ridare respiro ad una politici che incentivi i consumi, cioè esattamente il contrario delle misure di austerità perse prima dal governo tecnico ed oggi dal governo delle larghe intese.

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